IL CASO DELLA FAMIGLIA RUMENA

L’aiuto arriva da Pennapiedimonte
Cocciola: ma il sindaco deve sapere come risolvere problemi del genere

 

ORTONA.

La solidarietà per Mariana e i suoi bambini arriva da Pennapiedimonte. Il primo a raccogliere l’appello per trovare un alloggio decoroso alla mamma rumena, ora sistemata nel fatiscente e insicuro edificio del Castelletto, è il sindaco di Pennapiedimonte, Vincenzo Carideo, contattato dal consigliere Pd, Ilario Cocciola, che, in passato, come avvocato, ha seguito Mariana per un caso di sfratto.


Pennapiedimonte, da circa un anno, ha avviato un progetto per l’integrazione di nuovi cittadini della Comunità Europea ed in particolare della Romania che prevede la possibilità, per le famiglie che arrivano in paese, di risiedere nel Comune, di lavorare e di mandare i figli a scuola.
Il progetto, oltre alla valenza sociale, ha ridato vita anche all’economia di Pennapiedimonte. “La disponibilità dell’alloggio è immediata per Mariana e i suoi due bambini naturalmente se la signora è disposta a trasferirsi” , dice Carideo, sindaco e assessore provinciale, “valuteremo le capacità di Mariana di parlare l’italiano e di lavorare in modo da trovarle un impiego adatto. Anche per i bambini è previsto un sostegno almeno per il primo anno. Attualmente ospitiamo otto famiglie rumene che hanno, più o meno, gli stessi problemi di Mariana quindi siamo in grado di affrontare il caso”. Tramite Cocciola, Mariana incontrerà presto Carideo. “il Comune di Ortona potrebbe prendere ad esempio l’iniziativa di Pennapiedimonte”, dice il consigliere, “il Comune dovrebbe cominciare a pensare come risolvere casi del genere che, fortunatamente, non sono tantissimi. Occorre comunque assistenza concreta per le persone in difficoltà a prescindere dalla cittadinanza. Chiederò al sindaco Nicola Fratino e agli assessori competenti che si facciano carico di mettere in piedi una rete di assistenza come quella di Pennapiedimonte che non si limita alla questione abitativa. Questo è possibile tramite un intesa socialmente valida tra istituzioni e associazioni. Il sostegno deve essere temporaneo in modo da dare la possibilità alle famiglie o a chi si trova in difficoltà d’impegnarsi per potersi autosostenere”. (s.f.)


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