
mercoledì 13 ottobre 2004
Il Comune non può pagare il maestro
Manifestazioni a oltranza dei cittadini, la burocrazia blocca il contributo
PENNAPIEDIMONTE.
Genitori e sindaco contro il dirigente delle scuole elementari:
minacciano manifestazioni a oltranza, come quella che ieri ha interrotto le
lezioni dei dieci alunni della pluriclasse. Le famiglie chiedono un maestro in
più e il Comune mette a disposizione 25mila euro per lo stipendio.
Ma motivi di ordine burocratico impediscono che un insegnante in più abbia
un posto di lavoro e che i ragazzi abbiano una formazione meno sofferta. «Tutto
questo è assurdo», lamenta Filomena Di Cesare, rappresentante dei genitori, «e a
questo punto siamo disposti a tutto. Di solito i problemi derivano dalla
mancanza di fondi ma ora, che invece i soldi ci sono, i nostri figli continuano
a essere trattati come alunni di serie B. I ragazzi sono tutti raggruppati in
un’unica classe con una sola insegnante che si occupa di tutte le materie,
insomma siamo tornati indietro di cinquant’anni. Ci sembra di scontrarci contro
un muro perché il dirigente aveva fatto tante promesse che poi non ha
mantenuto».
Già il primo giorno di scuola le mamme avevano occupato lo stabile per
protestare contro le decisioni del dirigente Mario Tano di togliere un
insegnante che fino all’anno scorso assicurava la compresenza. Ci fu un incontro
cui partecipò anche il sindaco, Vincenzo Carideo, e dal quale i genitori
uscirono rassicurati che sarebbe stato fatto il possibile per porre rimedio alla
situazione. «Mi dispiace, ma a questo punto credo che non cambierà nulla»,
sostiene ora il dirigente scolastico, Mario Tano, «la situazione è critica per
l’intero circolo. Avevo dato il mio impegno per fornire altre nove ore di
insegnamento e sono riuscito, raschiando il fondo del barile, ad arrivare a
otto, ma di più non posso fare. Il sindaco, spinto dal sacro fuoco di non si sa
cosa, vorrebbe che questa classe fosse considerata come ne fossero due, ma non è
possibile. Per quanto riguarda il docente che vorrebbero pagare loro, poi, non
si può fare. La legge prevede che i Comuni possano intervenire fino massimo al
15%, circa quattro ore, e loro ne vogliono fornire dodici. Poi, sinceramente,
sarebbe ingiusto nei confronti degli altri Comuni che hanno problemi analoghi,
si creerebbe una disparità con chi questi fondi non li ha».
Ieri sera si è tenuto un collegio di circolo in cui si è discusso anche di
questa situazione che tuttavia sembra non avere speranze di miglioramento.
«Chiederemo chiarimenti direttamente ai direttori dei Csa (ex provveditorato)
provinciale e regionale», spiega Carideo, ancora incredulo per la barriera
burocratica che si è trovato di fronte, «a questo punto sono gli unici a poter
intervenire, è solo una questione di volontà».
Vittoria Iacovella